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Dopo 4 anni di residenza continuativa in Italia il cittadino comunitario può chiedere di diventare italiano. Per la legge italiana non è richiesto di rinunciare alla cittadinanza d'origine.


In questo caso, la cittadinanza non è un diritto, ma una concessione dello Stato a chi non ha avuto condanne per reati di una certa importanza, e ha un reddito regolare e sufficiente.


La domanda di naturalizzazione va presentata alla Prefettura della provincia di residenza, insieme alla documentazione relativa alla nascita, la residenza, i redditi degli ultimi 3 anni, lo stato di famiglia, i precedenti penali e i carichi pendenti, questi ultimi sia in Italia che al paese di provenienza.


Bisogna presentare anche una dichiarazione che autorizza le Autorità del Paese di origine a rilasciare tutte le informazioni sul proprio conto richieste dalle Autorità diplomatiche italiane accreditate presso lo Stato di appartenenza. La legge del 15 luglio 2009 n. 94 ha introdotto il pagamento del contributto di 200 euro per le domande della cittadinanza italiana. In base agli accordi con le Poste italiane è stato istituito il conto corrente n. 809020 intestato al "Ministero dell'Interno DLCI- cittadinanza" per il versamento del contributo.
Per maggiori dettagli sui documenti da presentare, informarsi direttamente nella Prefettura competente.
Il Ministero dell'Interno può richiedere comunque anche altra documentazione.

Se la cittadinanza viene concessa, la persona deve prestare giuramento davanti all'Ufficiale di Stato civile, entro sei mesi dalla notifica. Se non si presta il giuramento di fedeltà, il decreto di concessione non ha effetto.
I figli minorenni conviventi con il genitore straniero che diventa italiano, diventano a loro volta italiani, dopo che il genitore ha prestato il giuramento.

Se la domanda viene respinta, si può ripresentare la domanda dopo un anno dal provvedimento di rigetto.

 
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